domenica 30 luglio 2017



Lascia che ti spieghi il significato del tuo giardino sacro e rigoglioso che fiorisce nel cuore del deserto e produce il cibo della vita. Il giardino verso il quale ora ti sei incamminato non è da nessuna parte ed è ovunque, tranne nei campi di internamento. E’ un altro dei nomi dell’ultimo luogo cui tu  appartieni, Michaels, dove non ti senti senzatetto. Non è segnato da nessuna mappa, nessuna strada che sia una semplice strada porta lì, e solo tu conosci il percorso.

J.M. Coetzee - La vita e il tempo di Michael K. - pag.186-187
opera di Andy Goldsworthy


Tra quel motivo e la verità che non si sarebbe mai confessato, comunque, c’era uno spazio vuoto.
Sempre, quando cercava di spiegarsi a se stesso, rimaneva un vuoto, un buco, un buio di fronte al quale la sua ragione vacillava, un vuoto nel quale era inutile versare parole. Le parole venivano divorate e il vuoto rimaneva. La sua era sempre una storia con dentro un buco: una storia sbagliata, sempre sbagliata.
J.M. Coetzee - La vita e il tempo di Michael K. - Pag.125
opera di Genevieve Dael


Margaret diceva sempre che le donne si dividono in due categorie: quelle dai contorni chiari e le portatrici di mistero. Era la prima cosa che un uomo percepiva, la prima cosa ad attirarlo o respingerlo. Certi sono attratti da un tipo, certi dall’altro. Margaret – non occorre neppure che ve lo dica- era una donna dai contorni chiari, ma le capitava di diventare invidiosa delle portatrici, o spacciatrici, di un’aria di mistero.
- A me tu piaci come sei,- le dissi una volta.
-Ma ormai mi conosci così bene,- ribatté lei. Eravamo sposati da sei, sette anni. - Non mi preferiresti un po’ più...enigmatica?
- Non vorrei che tu fossi una donna del mistero. Credo che lo detesterei. I casi sono due: o è solo una facciata, un trucco, una tattica per adescare gli uomini, oppure la donna del mistero è un mistero anche per sé stessa, e non c’è niente di peggio. 
Julian Barnes - Il senso di una fine - pag.68

sabato 22 luglio 2017


Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri.
Don Lorenzo Milani

domenica 11 giugno 2017


E non basta sperare calino le tenebre:
è la luce che deve aumentare
Alessandro Bergonzoni

lunedì 22 maggio 2017



Le risate dei bambini,
all’improvviso
nell’assenza del ricordo ancora acerbo,
nella disperazione e nella rabbia,
nell’odore che non si lava via
e si mescola ai ripari delle tende.




Le risate dei bambini,
all’improvviso
in un campo,
mentre il mondo si divide.
Le risate dei bambini,
in una corsa e in un passaggio,
adesso, voce viva delle mie immagini immobili.




Perché la salvezza passi per le mani di ognuno,
perché la morte lentamente,
si sporchi e si colori
della banalità del giorno che prosegue.
Le risate dei bambini in un momento,
si mettono davanti
incorruttibili a gridare,
che non siamo solo carne.

Amatrice 24 - 8 - 2016 
Paolo Trabucco

domenica 2 aprile 2017


All’interno di questo percorso, scoprivo man mano altre direzioni, altre aree di lavoro, altri orizzonti. Cioè, non era mai un lavoro lineare. Voglio spiegare quest’idea, che sembra un po’ difficile. 



Non è come imboccare l’autostrada: comincio da Modena, devo uscire a Roma e non mi interessa tutto quello che succede ai lati, non prendo nessuna uscita secondaria. No. Il problema è che durante questo percorso c’è un progetto ben definito, c’e un itinerario tracciato, però è un itinerario che si muove, è il lavoro stesso con le fotografie che ti può provocare nuovi stimoli, suggerire ulteriori intuizioni.


Ci sono cose che arrivano e che non ti aspetti.                   
È una progettualità preordinata, ma che non scarta nulla a priori, e contempla anche la casualità. Quindi un percorso a zigzag più che una linea retta, precisa, non una direzione monomaniacale. Questo andare a zigzag, questo cominciare a tracciare degli itinerari, fa scoprire che muoversi all’interno di un ambiente, mettersi in relazione con un ambiente, anche utilizzando una macchina fotografica, può significare guardare a un insieme di problematiche molto vasto.                                       



Allora la linea comincia ad assumere le sembianze di una vera e propria carta. Diventa una mappa, uno parte con una linea dritta e si ritrova una mappa, costituita da miliardi di piccolissimi segni che si collegano fra di loro e costruiscono un orizzonte possibile.   
           
                                                                                               

 Ho parlato della mappa non perche abbia l’ossessione, la mania  delle carte geografiche, ma perchè il lavoro del fotografo credo consista nella stesura di una carta geografica più che nel seguire una linea retta, una strada precisa, una specie di percorso obbligato; nel costruire piano piano, assieme, una specie di mappa sulla quale ognuno può trovare la sua strada pur muovendosi all’interno di una serie di regole prestabilite, di conoscenze necessarie. Credo che questa costruzione di una mappa da leggere dall’interno per imparare a muoversi trovando strade diverse, sia un esito possibile, comprensibile e praticabile.

testo di
Luigi Ghirri - Lezioni di fotografia - pag.29 - 30
Foto di Vivian Meier , tranne l'ultima tratta da calendario Asi