domenica 15 ottobre 2017



Al Polo Sud gli americani hanno costruito una base. Gli scienziati e i tecnici addetti alla manutenzione vi abitano per molti mesi di fila, isolati dal mondo. Un anno, a festeggiare il Natale, si trovarono in novantanove. 


Uno di loro era riuscito a introdurre di nascosto novantanove sassi che distribuì in dono, tenendone uno per sé. Nessuno vedeva un sasso da mesi. Alcuni da più di un anno. Solo ghiaccio, neve e oggetti creati dall’uomo. 


Tutti rimasero in silenzio a guardare e a toccare il loro regalo. Lo tennero in mano, lo soppesarono senza dire una parola.

Erling Kagge - Silenzio - Pag.14
I "Giottoli" sono di Roberto Mari

martedì 10 ottobre 2017


Hannah Baker protagonista di 13 (13 reasons why), interpretata da Katherine Langford

Voglio restare testimone, 
anche quando non esisterà più un solo essere umano 
che mi chieda di rendere testimonianza.

Crista Wolf - Cassandra - pag.29
                     Opera dI Luigi Ghirri

Non trovò nessuna risposta. 
"E' perchè sto cercando. 
Non si trova niente quando si cerca."

Amelie Nothombe - Barbablu - pag.91

domenica 8 ottobre 2017

opera di Carlo Mattioli


Con quale frequenza raccontiamo la storia della nostra vita? Aggiustandola, migliorandola, applicandovi tagli strategici? E più avanti si va negli anni, meno corriamo il rischio che qualcuno intorno a noi ci possa contestare quella versione dei fatti, ricordandoci che la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato. Agli altri, ma soprattutto a noi stessi.
Julian Barnes - Il senso di una fine - pag.96


opera di Giancarlo Vitali

Chiusaforte è le tue mani rovinate
le sue case in fila lungo una strada che conduce al nord  
e le pietre e gli azzurri, sottilissimi dopo che è nevicato 
Chiusaforte è tutti i ritorni che mi allontanano 
mentre nevica il tempo sulla neve che sei stato 
sui passi contati e poi coperti dal bianco  
e c’e un piangere nascosto nel celeste  
nelle pigne ai piedi degli abeti  
nel silenzio che sgretola gli animi e qualche volta  
ci spinge in alto, in alto  
dove ci sono parole che erano sassi  
dette di punto in bianco, nel freddo  
lasciate alla confidenza delle nuvole;

ho fatto un buon tratto di strada, ormai, 
e sono stato tuo figlio e sono stato tuo padre 
e conosco i gesti che non si spezzano davanti al dolore
l'incandescenza dell'istante che li ha generati  
la tua mano sulla mia fronte 
il palmo della mia sul dorso della tua  
che non so come, non so dove  
mi portano ancora con te.

Pierluigi Cappello - La neve che sei stato

sabato 7 ottobre 2017



Nelle nostre scuole non si educa al racconto orale e di conseguenza non si educa
all’ascolto che il racconto a voce esige e comporta. Eppure potrebbe essere un ottimo modo per creare un ponte tra generazioni, tra insegnanti che si sono formati
sulla pagina scritta e allievi che zigzagano fluidi tra un social e un altro, e sarebbe anche un ottimo ponte tra le etnie, le tante che ormai occupano i nostri banchi di scuola.
Quando racconta, un ragazzo si fa soggetto della narrazione, essa gli appartiene, diviene portatore di esperienze, non deve solo apprendere ma ha anche l’occasione di insegnare. Certo il suo linguaggio non sarà corretto letterariamente, il narrare a viva voce è fatto di slang, di forme dialettali, di sonorità, è un parlare vitale e rozzo, perché è l’intero corpo che narra, con i mutamenti del volto, la mimesi dei gesti, i diversi registri vocali. Quando si è posseduti dalla necessità di raccontare si diventa capaci di veicolare i propri racconti con innata maestria. I grandi narratori che ho incontrato nella mia vita, mia nonna, un vecchio zio, un professore delle medie, un amico pescatore, non sapevano nulla dell’arte attorale, né possedevano chissà quale bagaglio linguistico, eppure hanno creato per me grandi visioni delle quali tuttora mi nutro. È la qualità delle visioni che uno possiede a generare le parole per raccontarle ed è inutile lavorare a far crescere la quantità delle parole se prima non ci si dedica a far crescere la qualità delle proprie visioni.
Marco Baliani

domenica 30 luglio 2017



Lascia che ti spieghi il significato del tuo giardino sacro e rigoglioso che fiorisce nel cuore del deserto e produce il cibo della vita. Il giardino verso il quale ora ti sei incamminato non è da nessuna parte ed è ovunque, tranne nei campi di internamento. E’ un altro dei nomi dell’ultimo luogo cui tu  appartieni, Michaels, dove non ti senti senzatetto. Non è segnato da nessuna mappa, nessuna strada che sia una semplice strada porta lì, e solo tu conosci il percorso.

J.M. Coetzee - La vita e il tempo di Michael K. - pag.186-187