giovedì 4 gennaio 2018

Opera di Joaquin Sorolla


Aprite la finestra ai bambini,
che il sole allegro si infili.
Vorrei che ci fossero sui cuscini
almeno un paio di gatti,
che non fossero vuoti i cuscini.
Ma dove sono andati i bambini?


Tomaso Franco da Il viaggiatore indispensabile

martedì 2 gennaio 2018

opera di Zdzislaw Beksinski

Continuiamo a leggere libri e le pagine si girano, a guardarci, ma non riescono a leggerci, tanto siamo orali e morti di trame.
Siamo il pericolo, non in pericolo.
Alessandro Bergonzoni
opera di Renè Magritte


Ogni tanto qualcuno mi chiede a cosa penso mentre corro. Le persone che mi fanno questa domanda di solito non sanno cosa sia la corsa su lunga distanza. Comunque, ogni volta che me lo chiedono, vi rifletto profondamente.                                               
Già, a cosa penso mentre corro? Se devo essere sincero, non me lo ricordo nemmeno io. Nei giorni freddi, in una certa misura penso al freddo. Nei giorni caldi, al caldo. Quando sono triste, alla mia tristezza, quando sono contento, alla mia allegria. In una certa misura. Come ho già scritto, mi succede anche di tornare con la mente ad avvenimenti passati, cosi, senza nesso logico. A volte, ma accade di rado, mi vengono delle idee per i libri che scrivo. Tuttavia posso affermare che non ho pensieri davvero coerenti. Quando corro, semplicemente corro. In teoria nel vuoto. O viceversa, è anche possibile che io corra per raggiungere il vuoto. In quella sospensione spazio-temporale, pensieri ogni volta diversi si insinuano naturalmente nel mio cervello. E’ naturale, perché nell’animo umano non può esistere il vuoto assoluto. Il nostro spirito non è abbastanza forte per concepire il nulla, e inoltre non è coerente. Insomma, i pensieri che si avvicendano nella mia mente mentre corro sono semplicemente dei derivati del nulla, tutto li. Si formano ruotando intorno al nulla.                                  Somigliano alle nuvole che vagano nel cielo. Nuvole di grandezza e forma diverse che arrivano, e se ne vanno, semplici ospiti di passaggio. Ciò che resta è soltanto il cielo, che e sempre lo stesso. Che è qualcosa che esiste, e al tempo stesso non esiste. Che ha una sostanza e al tempo stesso non ne ha. Noi non possiamo fare altro che constatare la situazione — l'esistenza di quell’immenso contenitore — e accettarla.
Haruki Murakami - L'arte di correre - pag.17-18


domenica 10 dicembre 2017

foto di Elena Shumilova


Un angelo

Un angelo di bambagia
sospeso finora a grucce di metallo
dentro lo sgabuzzino. E grazie a lui
se niente di brutto è capitato
in questi anni: a me come all’abitazione.
Modesta come sfera d’azione, direte;
eppure nettamente definita. Creati non già
a immagine e somiglianza nostra,
ma immateriali, gli angeli risultano dotati
soltanto di colore e di velocita. La quale
consente di stare dappertutto. Per questo tu
finora sei con me. Quelle piccole ali e le bretelle
possono certamente fare a meno del torso,
di estremità slanciale, per non dire d’amore,
giacché tengono all’anonimato, consentendo
al corpo di espandersi, per la felicità, in un diametro
che sta da qualche parte nell’aria mite della California

1990 Josif Brodskij

martedì 28 novembre 2017

Mimmo Lucano - Sindaco di Riace

Motto

Ho bisogno
di sogni.
Non vivo
senza.


Nevio Nigro 

sabato 4 novembre 2017



"Qual è la tua lingua materna?"
"Hausa, e tebu-tebu."
"Come si dice mano in hausa?" " Hanu."
"E occhio?" " Idu."
"Tè? ""Shayi."
"Io?" " Ni."
"Tu?" "Kay."
"Dove sei stato in Italia?
"A Napoli e a Milano. In metropolitana, dice, le persone si alzano e cercano un altro posto, quando un nero si siede vicino a loro.
"Da tempo anche l'Italia non è più il paese delle belle risposte."
"È così," dice il ragazzo, e si gratta la pelle sul dorso delle mani come volesse strapparsi via quel fastidioso involucro. Poi guarda fuori dalla finestra, guarda gli alberi, dai quali pendono ancora alcune foglie gialle. Il suo occhio sinistro ha qualcosa che non va, Richard se ne accorge solo adesso: finora il ragazzo non aveva mai alzato lo sguardo.
"Che cosa ti è capitato all'occhio?"
Scuote la testa. Non parla. Guarda di nuovo in basso.
"Quanti anni hai?"
"Diciotto."
"E da quanti anni sei in giro per l'Europa?"
"Da tre."
"Pensi qualche volta al tuo futuro?"
"Futuro?"

Jelly Erpenbeck - Voci del verbo andare - pag. 130




"Da che paese vieni?"
"Dal deserto".
Se solo Richard sapesse quanto, esattamente, è grande il Sahara.
"Dall'Algeria? Dal Sudan? Dal Niger? Dall'Egitto?"
Per la prima volta gli viene da pensare che i confini tracciati dagli europei non significano nulla per gli africani. Di recente, mentre cercava le capitali, ha rivisto le linee diritte sull'atlante, ma solo adesso capisce davvero quale arbitrio esse rivelino.



"Vieni dal deserto, e va bene".
Ma adesso il ragazzo sorride, forse di lui, e risponde: "Dal Niger".


Jenny Erpenbeck - Voci dal verbo andare - Pag.71