mercoledì 20 giugno 2018





A chi esita. (Poesie di Svendborg)

Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
Noi siamo ancora in una condizione
Più difficile di quando
Si era appena cominciato.


E il nemico ci sta innanzi
Più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
Una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre
Parole d’ordine sono confuse. Una parte
Delle nostre parole
Le ha stravolte il nemico fino a renderle
Irriconoscibili.


Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
Contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
Via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
Comprendere più nessuno e da nessuno compresi?
 O contare sulla buona sorte? 




Questo tu chiedi. Non aspettarti
Nessuna risposta
Oltre la tua.


poesia di Bertold Brecht

domenica 8 aprile 2018


 Vado a intervistare l’artista Larry Kagan, che ha il suo atelier a Troy. Mi dico che sarà l’occasione di imparare a usare la fiamma all’ossiacetilene che lui adopera come se fosse una matita leggera. Le sue sculture sono grovigli incomprensibili di sbarrette di ferro ricurve, se ne stanno accatastate in una stanza dello studio, ciascuna con una misteriosa ma indispensabile etichetta numerata. A guardarle e anche a maneggiarle non ne ricavi nulla, devi appenderle al muro e posizionare una lampada seguendo le istruzioni scritte sul cartellino, e quando accendi la luce, magia, il groviglio proietta un’ombra imprevedibile, a rappresentare ora una scarpa col tacco, ora un cerchio nero, ora un cane, ora una persona che cammina. Le mie non sono veramente sculture, dice, sono disegni fatti con l’ombra.


 Kagan ha solo un occhio buono, l’altro è stato danneggiato irreparabilmente in un incidente quando da bambino giocava con una sostanza esplosiva. Nessuno nota le ombre, mi dice: quando osservi un oggetto il tuo sguardo si focalizza sulla materia e l’ombra resta sempre in visione periferica. Volevo creare delle sculture che ti fanno osservare l’ombra e spostano l’oggetto alla periferia dello sguardo. Qui vedi la zanzara, è solo un’ombra ma te ne ricorderai anche tra un anno. Del groviglio di fili che produce quest’ombra, e che non assomiglia a nessuna forma, non ricorderai nulla.

opere di Larry Kagan


Che cosa ho imparato? Uno, osservare è un’arte; due, come per tutte le arti bisogna impadronirsi dei trucchi del mestiere. Tre, i trucchi dipendono da che cosa osservi.

Roberto Casati - La lezione del freddo - Pag.53-54

sabato 17 marzo 2018



Dammi un piccolo verso al giorno: mio Dio, 
e se non potrò più scriverlo perchè non ci sarà
più carta e mancherà la luce, 
allora, lo dirò piano, alla sera, 
al tuo grande cielo.

Etty Hillesum 


Ci siamo fermate una di fronte all’altra, così sole e vicine. 
Mia sorella. 
Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. 
Da lei ho appreso la resistenza. 
Ora ci somigliamo meno nei tratti, ma è lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo. 
Nella complicità ci siamo salvate.

Donatella Di Pietrantonio - L'arminuta - pag.163 

sabato 10 marzo 2018



Nasciamo con il dono dello stupore, è una delle nostre abilità più belle

Erling Kagge - Silenzio - pag.7

Luigi Di Maio


Ad un contraddittore, dopo un lungo dibattito, Johnson osserva:
” Signore, io vi ho fornito un argomento; ma non sono tenuto a fornirvi anche l’intelligenza”.

Giorgio Manganelli - Vita di samuel Johnson - Pag.65

venerdì 9 marzo 2018

 "Mani che disegnano" di Esher

Alla scuola elementare Giuseppe è stato tra i primi ad avere l'insegnante di sostegno, ma cambiava tutti gli anni e il legame si rompeva a ogni mese di Giugno.
L'ho visto lo stesso lasciare per ricordo una lacrima nel palmo della mano maestra Mimma.
Proprio le mani sono state da sempre il soggetto preferito dei disegni che ha prodotto fin da piccolo.

 "Mani che pregano" di Albrecht Durer

Era quella la sua attività prevalente in classe.
Ritraeva i compagni nell'atto di scrivere, con un attenzione particolare alle dita. Il resto era solo abbozzato, La testa un ovale con pochi tratti distintivi

 "Mani di moravia " di Guttuso

Non ha mai imparao a difendersi, e se capitava per sbaglio nel mezzo di una baruffa restava lì candido e fermo, esposto a colpi accidentali. Nessuno lo ha mai picchiato con intenzione.

Mani di Michelangelo

Aveva un taglio su uno zigomo, una mattina che sono andata a prenderlo a scuola. La maestra mi ha detto del pugno sferrato da un bambino che non mirava a lui. 
Giuseppe gli aveva preso la mano, l'aveva aperta e osservata a lungo, come alla ricerca del nesso tra la sua bellezza e il dolore che gli aveva procurato.
Il compagno era rimasto immobile, a lasciarsi studiare.

Donatella Di Pietrantonio - L'arminuta - Pag.65-66