domenica 22 gennaio 2017




Nel settembre del 2011, il giorno della scomparsa di Bonatti, "La Stampa" mi chiese un pezzo di commento per ricordare il "solitario domatore di pareti". Scrissi del nostro incontro, e di come dopo due giorni di parole e racconti lo salutai. Eravamo sul cancello di casa, Rossana stava qualche passo più indietro. Lui improvvisamente guardò in alto attratto da qualche rumore. Poi puntò il dito verso il cielo, e dopo poco, con mio stupore, si posò sul suo indice un piccolo fringuello svolazzante. “L'ho raccolto che era un pulcino, tempo fa”, mi disse con gli occhi rapiti dalla bestiola. “Era ferito. L'ho curato e alimentato. Ora, lo vedi?, riconosce nelle mie mani un luogo sicuro”. Questa fu per me l'ultima immagine di Bonatti, lì in piedi nel suo giardino. Nella sua vita aveva domato pareti in solitaria, si era fotografato con l'autoscatto mentre lottava con l'anaconda, o mentre si avvicinava ai coccodrilli. Aveva i capelli bianchissimi, un sorriso senza limiti. E in quel momento il suo sguardo esprimeva la stessa meraviglia di un bambino. 
Marco Albio Ferrari - Le prime albe del mondo - pag.114

foto di Elena Shumilova

domenica 15 gennaio 2017

opera di Sebastien Del Grosso


Alcune cose sono troppo terribili per entrare a far parte di noi al primo impatto; altre contengono una tale carica di orrore che mai entreranno dentro di noi. Solamente più tardi, nella solitudine, nella memoria, giunge la comprensione: quando le ceneri sono fredde, la gente in lutto è andata via; quando ci si guarda intorno e ci si ritrova in un mondo completamente diverso.

Donna Tartt - Dio di illusioni - Pag.318
opera di Antonio Palmerini


Gente strana, che al passaggio lascia solo una scia di nebbia che prontamente svanisce. Con Hutte chiacchieravo spesso di questi esseri di cui le orme si perdono. Nascono un bel giorno dal nulla e al nulla ritornano dopo un fugace brillio.. Reginette di bellezza, gigolos, farfalle. La maggior parte anche da vivi, non avevano più consistenza di un vapore destinato a non condensarsi mai. Hutte mi citava l’esempio di un tale che chiamava “l’uomo da spiaggia”. Costui aveva passato quarant’anni della sua vita sulle spiagge o ai bordi delle piscine a conversare amabilmente con villeggianti e ricchi sfaccendati. Negli angoli o sugli sfondi di migliaia di fotografie di vacanze, lo si vede in costume da bagno fra gente allegra, ma nessuno potrebbe dirne il nome o il motivo per cui è lì. E nessuno si accorse di quando smise di comparire nelle fotografie. Non osavo dirlo a Hutte, ma credevo di essere io “l’uomo da spiaggia”. Hutte d’altronde non si sarebbe meravigliato: secondo lui, lo siamo tutti, e la sabbia – cito le sue parole – “serba solo per qualche secondo le impronte dei nostri piedi”.
Patrick Modiano - Via delle Botteghe oscure - Pag.58

domenica 25 dicembre 2016




“Scrivere è come pescare. Bisogna gettare l’amo nella corrente: questo per quanto riguarda il racconto; ma per pigliare qualcosa devi metterci l’esca; devi mettere all’amo l’esca delle parole, parole vivide”. 

Rudyard Kipling - Loro - pag.329



sabato 10 dicembre 2016


Ogni parola nasce da una parola rifluita.
Sull'onda di questo riflusso
noi parliamo

Edmond Jabes - Il libro del dialogo - pag.19
opera di Gianni De Conno

L'"Io è un miracolo del "Tu"

Edmond Jabes - Il libro del dialogo - pag.35
opera di Agate Apkalne

Il dialogo non è nella comunicazione, non è nella parola che si sovrappone alla parola, non è nella rappresentazione di sè affidata alla lingua. 
Il dialogo è silenzio che cerca di muoversi verso la lingua, ascolto che si svolge in interrogazioni, immagine dell'altro che cerca la via della prossimità
Antoni Prete, prefazione a E. Jabes - Il libro del dialogo - pag.10