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domenica 6 febbraio 2022


 opera di Shitao

«I monti e i fiumi sono nati in me, e io in loro» dice spesso. E per i monti, per i fiumi, per i fiori, Shitao vuole parlare. Dipingendo. 

 Maurizio Ciampa - Tutto quello che offre il mondo - pag.45

sabato 8 gennaio 2022

 

Il vecchio monaco non dette alcun seguito alle parole di Shitao. Nulla. 

Mentre cadeva la notte, s'inoltrò in un silenzio tanto lungo da intaccare l'asse del tempo e la sua misura. Passarono ore, forse giorni. 

Dopo il primo imbarazzo, Shitao cominciò a esplorare quella distesa di silenzio, ne sondò gli strati compositi, scavò sotto la superficie. Scavò e scavò - che altro poteva fare?

 

Estrasse gemme dalla forma diversa: il silenzio del corpo che riposa, quello della meditazione, quello della contemplazione. Vennero fuori, insieme a un terriccio sassoso, le pesanti pietre di silenzio che opprimono l'anima: la veglia ansiosa, l'attesa vana, la vita che si spegne - rotto dal lamento, il suo silenzio. S'imbattè nel capo chino della mortificazione e in quello piegato della sconfitta. Soppesò i loro silenzi fino a sentirsi in essi, fino a sentirli propri. Il vecchio monaco non proferiva parola. La sua bocca era serrata, il corpo irrigidito.

 

Shitao scavò ancora. Riportò alla luce un masso di silenzio che aveva già incrociato. Era un masso enorme, ingombrante. Lo distingueva il profilo familiare delle cose che accadono. Dal momento che Shitao aveva già saggiato l'irreparabile e il suo silenzio tombale, non fece fatica a riconoscere quel masso liscio, compatto. Tornò ad avvertirne la pressione. Una morsa. Sul cuore e al centro dello stomaco. Lì, al centro. Un masso d'angoscia che toglie il fiato sfibrando ogni parola. Dove cade, cancella le proiezioni della speranza. Di fronte all'enorme masso di silenzio che, in passato, e più di una volta, aveva schiacciato la sua vita, Shitao si ritrasse spaventato. Il filo della memoria si andava aggrovigliando attorno a quel cumulo d'angoscia, come se non avesse mai conosciuto altro. Si fermò. 

 

Per far ordine, cominciò a stendere il "Repertorio dei silenzi in cui si può addentrare l'uomo". Il rotolo del manoscritto è oggi disponibile nella biblioteca del monastero di Lushan. Trecentoventitré sono i silenzi in cui si può addentrare l'uomo. Shitao li ha contati una volta riportati alla luce. Trecentoventitré: l'ultimo lo ha dipinto.

Per quello che si sa, è il solo pittore, nell'intera storia del mondo, a essersi misurato con il silenzio dipingendolo. Shitao è entrato in un angolo di mondo dove il mondo non emette suono perché si è dissolto. Senza fragore. 

Maurizio Ciampa - Tutto quello che offre il mondo pag. 26-28