
Il sestetto di Miles Davis
monaci certosini del monastero della Grande Chartreuse
«Solitari» erano chiamati uomini della società civile,
aristocratici o ricchi borghesi, che sceglievano i costumi del convento (le sue
astinenze, i suoi silenzi, le austerità, le veglie, i compiti, le letture) ma
rifiutavano di legarsi
con i voti. Erano consiglieri di Stato, medici, avvocati, professori, ufficiali,
gran signori.
Lasciavano la corte per fare venti chilometri e ritrovarsi in un bosco, a Port-Royal.
Potarono. Risanarono i piccoli acquitrini perennemente intrisi d’acqua che costeggiavano
la riva e a poco a poco erodevano le fondazioni della cappella.
Edificarono le loro casupole dall’altra parte del muro, ai bordi del monastero
dove si erano ritirate donne che ammiravano, fanciulle la cui reclusione provocava
il loro rimpianto, sorelle che amavano. Non rinunciarono all’uso della cortesia
mondana. Utilizzavano la parola «signore» per parlare tra loro e perfino
per rivolgersi ai fanciulli che istruivano. Dicevano «signore» ad ogni cosa,
come San Francesco diceva «fratelli» agli uccelli e ai fili urticanti delle
ortiche e alla nuvola che passa e al sole che si leva, Non si
lasciavano guidare da alcuna regola esteriore, non obbedivano a nessuno,
gelosi soltanto del loro ritiro dal mondo, grandi amministratori del loro
selvaggio ritrarsi, grandi economi, grandi bonificatori di paludi, grandi
giardinieri del silenzio. Studiavano. Non davano del tu a nessuno. Non davano
del tu a Dio, né ai fanciulli, né ai poveri né alle bestie. Salutavano le
cornacchie, ne ammiravano i becchi duri e neri e accarezzavano i gatti.
Pascal Quignard - Sull'idea di una comunità di solitari - pag.35