fotografie di Lee Miller a Dachau
"Ci sono diversi tipi di ferite, e non tutte sono visibili" Lee Miller
C'era qualcuno e li stava cercando nel buio, esattamente come faceva Alexander scandagliando i meandri dell'ansa. O forse era lui stesso a guardarsi dentro, a interrogarsi di fronte alla propria ombra. Quanti uomini aveva già ucciso e quanti ancora ne avrebbe dovuti uccidere per restare vivo. Quante vite avrebbe dovuto mietere per essere chiamato eroe e per sentirsi maledetto.
Una sola domanda aveva trovato istantanea risposta.
Una. Tanto bastava.
Una sola uccisione era sufficiente per guastare l'anima.
Ilaria Tuti - Come vento cucito alla terra - pag.33
Sabra e Shatila, Settembre 1982Cutro, Febbraio 2023
Sabra e Shatila, Settembre 1982
"Il mondo non può permettere che questo continui"
Susan Abulhawa - Ogni mattina a Jenin - Pag. 359
È uno dei sentimenti umani più violenti, incontrollabile e irrefrenabile, È
“sentire” il fallimento, l’errore, l’inadeguatezza rispetto al proprio ruolo. È
molto di più dell’imbarazzo; la vergogna infatti tocca corde profonde, intime,
identitarie perché è un sentimento legato alla percezione che si ha di se’ stessi.
Quando si prova vergogna si ha la percezione di essere stati o essersi scoperti
inadeguati. Si vorrebbe diventare invisibili. Sparire per sempre dagli sguardi
altrui.
Ma la vergogna può anche esprimere indignazione nei confronti di fatti,
idee, opinioni che può indurre alla ribellione, al cambiamento, alla
conversione. In più, in quanto emozione personale e intensa, la vergogna
può determinare un dolore profondo. Da questa vergogna di se stessi,
dei propri gesti, dei propri pensieri, può nascere il riscatto, la
consapevolezza e il cambiamento verso gesti e pensieri...verecondi, appunto. In
questo senso «la vergogna non ha nulla di vergognoso: infatti è un sentimento
che rivela il possedere una coscienza e ci preserva dalla banalità del male»
(E. Bianchi).
La Vergogna può anche essere una presa d’atto collettiva. In
questo caso, afferma K. Marx: «La vergogna non si limita a precedere la
rivoluzione; è già in se’ una rivoluzione». È vergogna per i propri governanti,
quando antepongono il bene e l’arricchimento personale al bene comune; vergogna
per la mancanza di verità nella ricerca scientifica e nell’informazione, anche via
web; vergogna per la spudoratezza di gesti prevaricanti, duri, prepotenti
nei confronti degli altri; vergogna per la mancanza di libertà in certi regimi
che ancora si spacciano come la migliore forma di governo possibile.
Nella nostra epoca — a prevalenza narcisistica — pare scomparsa la vergogna, il sia individuale sia collettiva. Ci si vergogna di vergognarsi, di apparire vulnerabili e consapevoli. Gli atti e i gesti di cui un tempo e ci si vergognava, adesso piuttosto che celati sono esibiti. Recuperare il nobile sentimento della vergogna non necessariamente è segno di fragilità; può esprimere addirittura coraggio, perché «Non c’è mai vergogna nel chiedere aiuto; è una delle cose più coraggiose che puoi fare» (L. Lane).
Nunzio Galatino - la Vergogna - Il Sole 24 ore 5-11-2017
fotografie di Raymond Depardon