domenica 13 giugno 2021

 15 cose che non sapete sugli alberi - la Repubblica

 

I colori digradarono verso tonalità verde bruno. Teresa osservò il sottobosco. Era un mondo sommerso. La luce rarefatta pareva avere consistenza. Lo disse. 

«Si chiama 'lacuna verde'» le spiegò Francesco. «E’ la banda di radiazione che riesce a penetrare le chiome degli alberi e raggiungere il suolo. Rappresenta solo il tre per cento dello spettro ed è inservibile per la fotosintesi. Ecco perché nelle foreste più fitte il sottobosco è un deserto acido.»                          

«Conosce bene questo mondo» osservo Teresa.

«È il mio. Gli alberi non sono poi così diversi da noi. Sono la quasi totalità delle forme di vita di questo pianeta: significa che sono il risultato di un processo evolutivo di conquista e sopravvivenza pressoché perfetto. Le piante vedono la luce attraverso fotorecettori sparsi sulla loro superficie: occhi che osservano il mondo, a modo loro. Distinguono il giorno dalla notte, sentono l'avvicinarsi di una nuova stagione dall'allungarsi o restringersi delle ore di luce. Riposano, come tutte le creature viventi, e durante il buio si abbassano. Sono dotate del tatto e dell'odorato: fiutano le piante ospiti da infestare e dall'odore riescono a capire se sono in buona salute. Attraverso le radici cedono i principi nutritivi alle vicine più deboli e, se attaccate da parassiti, producono sostanze tossiche che rendono il gusto delle foglie rivoltante. Competono per spazio e luce. Hanno memoria e un senso dell'equilibrio che le fa crescere dritte anche sui terreni impervi. E comunicano, in modi che solo parzialmente possiamo comprendere. » Si accosciò, sfiorò il terreno. «E questo è solo il loro aspetto 'di sopra'. Le radici formano una rete neurale sconfinata. Prendono decisioni complesse ogni giorno.»

 Ilaria Tuti - La ninfa dormiente - Pag.245-6

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