opera di Ben Heine
Con la fine della scuola incombeva l'esperienza della
deportazione presso la colonia estiva: un mese di confino nei complessi di accoglienza offerti
dalla SADE. ai figli dei dipendenti.
In una occasione mi accadde di salutare tutti allo scadere dei trenta giorni
regolari: «il ragazzino rimane un altro mese, la famiglia è in difficoltà». Mi
mancavano il mare e la bicicletta ed ero sul punto di tentare l’evasione, così,
tanto per smuovere le acque e punire l’ignavia di chi aveva ordito il
complotto. Fui invece rapito dal fascino perverso di una esperienza speciale:
il girovagare solitario fra gli spazi deputati a contenere la massa. Rannicchiato
nel ventesimo letto di una camerata invasa dalla penombra, nelle ore silenti di
un pomeriggio estivo, persi per un momento ogni legame col mondo e mi riconobbi
pienamente come cosa soltanto mia.
Quando, qualche giorno dopo, la marmaglia del secondo turno discese dagli
autobus, perplessa e vociante, scorse poco più in là, appoggiato languidamente
al muro del refettorio, un piccolo veterano del nulla. Quell’esperienza fu cruciale:
ormai sapevo che oltre l’ultimo abbandono esiste uno squillo di felicità
intenso come la vertigine.
Michele Zacchigna - Piccolo elogio della non-appartenenza - pag. 27-8

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