Vorrei parlare di quel fenomeno che è il raccontare e
scrivere racconti tipico degli umani, però nel contesto della totalità
dell’universo. Secondo i cosmologi l’universo in cui, siamo dentro è una bolla
che si sta gonfiando. Tutt’attorno al nostro universo ci sono altre bolle che
sono altri universi; non è sicuro, ma dicono che forse è così. E che quindi
l’insieme degli universi è una schiuma fatta di bolle immense che crescono, o
decrescono, o scoppiano. La trovo una bellissima idea, che invece di, Dio con
la barba e il triangolo in testa ci sia una schiuma infinita ed eterna che non
può rispondere a nessuna preghiera per quanto intensa; e se per caso ci
fosse un Dio, sarebbe un’enorme lavandaia che non ha tempo né modo di
interessarsi a una bolla persa dentro la schiuma del suo bucato. .
I cosmologi dicono che le bolle tra di loro non possono comunicare e che ognuna ha dentro una sua realtà con leggi matematiche fondamentali diverse.
I cosmologi dicono che le bolle tra di loro non possono comunicare e che ognuna ha dentro una sua realtà con leggi matematiche fondamentali diverse.
Questo non accade in una comune lavatrice che usi detersivo normale;
nell’universo invece sì. E io credo che in piccolo si ripeta qui sulla terra
(secondo la geometria dei frattali) un fenomeno analogo: ogni notte qui sul
nostro pianeta cresce una schiuma di tante bollicine che sono i sogni; ogni
sogno è un piccolo universo che s’apre in una mente e si gonfia, o un pezzetto
di universo, dove si vivono esperienze e avventure che esistono solo lì dentro.
Poi uno si sveglia e la bollicina scompare nel nulla.
Questi mini universi sono
incompatibili con l’universo che chiamiamo realtà, perché là dentro succedono
cose che non succedono fuori e a volte non possono neanche succedere. Anche
se sono miliardi di miliardi, i sogni altrui sono però inaccessibili, bollicine
chiuse di cui non si sa niente, come gli altri universi persi nel cosmo fuori
dal nostro. E tuttavia noi umani abbiamo questo vantaggio sugli animali
fratelli di questo pianeta: che i sogni ce li possiamo prestare l’un l’altro.
Ma non è solo il fatto che avendo la parola li possiamo raccontare in breve:
sai? ti ho sognato, ma non eri tu stanotte lo sai cosa ho sognato? di essere
nella preistoria stanotte ho sognato di cadere in un buco che non aveva fine eccetera;
questi sono resoconti minimi di spedizioni notturne dentro bolle o bollicine di
diversa realtà.
Ma noi umani possiamo fare di più, possiamo mettere un sogno in
comune nel senso di far sognare ad altri i nostri sogni; questo è ciò che fa
l’arte del racconto, che attiva con le parole lo stesso sogno in un altro, cioè
fa entrare in una bolla altrui, dove c’è ad esempio l’assessore di collegio
Kovalev, che si accorge una mattina specchiandosi di aver perso il naso; e vede
poi il suo naso passare vestito in alta uniforme e in carrozza; il che come è
evidente non potrebbe accadere nella nostra realtà, un cosmologo direbbe che
vigono altre leggi della natura; ma se l’arte di raccontare è abbastanza
intensa, fa entrare chi legge in questa seconda realtà che a prima vista
parrebbe inaccettabile; e lo è.
Mi si obietterà: ma non sono universi reali;
Certo! io dico (e lo direbbe anche un cosmologo) non appartengono alla bolla
quotidiana che chiamiamo realtà. Si può anche dire così: che i racconti sono
sogni a comando, sogni pronti che si acquistano in libreria o si prendono in
prestito in biblioteca o da un amico; l’autore li ha fatti per noi e
gentilmente fa entrare chi lo desidera. Ero partito con l’astrofisica e la
teoria degli universi molteplici; sono finito a parlare degli universi molecolari
della mente, in cui siamo immersi come in una schiuma.
Ermanno Cavazzoni - Il Sole 24 ore 2-9-12





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