Intingendo la penna chiuse un occhio e la scena assunse la fissità di un quadro: lo studioso e la nobile signora, il povero brahmano e la principessa, lo yogin e la tentatrice. Visto con un occhio solo, al singolare, il loro amore appariva così fantastico, così idealizzato da sembrare irreale, dunque non esisteva, non gli si poteva permettere di esistere.
opera di Maurizio Galimberti
Aprì l’altro occhio e nell’intensità della duplicazione prodotta dal suo difetto visivo, ciò che era reale diventò indistinguibile dall’irreale, e tutto ciò che era fantastico fu costretto ad esistere, a essere reale e multiplo. Consapevole, per la prima volta nella vita, del proprio potere, Sanjay ridacchiò, e i due lo guardarono compiaciuti. Ricambiò il sorriso sentendosi un vecchio grottesco e benevolo. Avrebbe voluto abbracciarli, stringersi al petto le loro teste, dire, andate e amatevi, siate felici, invece rise, deliberatamente, recitando la parte del bambino, e tornò al suo compito.
Vikram Chandra - Terra rossa e pioggia scrosciante - pag.299-300

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