domenica 18 giugno 2023

 I genovesi, quando sono pesti e tristi, salgono su uno scoglio                          e vanno a parlare al mare.


Il mare è disponibile, non si nasconde,
quando parli non interrompe.
Col mare puoi piangere, urlare, bestemmiare,
tirare pietre, lui non si spaventa.
Continua ad andare avanti e indietro:
ti cerca, non ti cerca,
ti chiama, non ti chiama.
Sarebbe bello imparare i segreti del mare.


Il mare è immenso, è tutto.
Al suo cospetto, non c'è pena che non sembri piccola.
Davanti al mare ritrovi il tuo posto nel mondo e nel tempo,                              vedi quanto la vita è breve, col suo soffrire,
e riesci a porti la domanda che ti fa piú paura.
Il piú è fatto, poi si vedrà.
Il mare ascolta le persone una per una
e intanto continua ad andare e venire:
ti tocca, non ti tocca,
ti prende, non ti prende.
Il mare aspetta, e appena il dolore ti è piú lieve
ti distrae col vento freddo che si infila sotto al cappotto
o col sole che brucia la pelle.
E’ furbo. Inizia a dondolarti col ritmo dell' onda
che s'infrange tra gli scogli e poi rigurgita,
ora piú forte, ora piú piano.
E, senza che tu te ne accorga, ti incanta, ti ipnotizza,
e ti addormenta.
Finalmente riposi.
Quando è l'ora, ti dà una spruzzatina d'acqua sui piedi.
Ti svegli.
Ringrazi, saluti e te ne vai.
Che maestro!


In confronto al mare, noi psichiatri siamo nulla,
siamo la pozzetta d'acqua nel palmo della mano
usata per spegnere un incendio.

Paolo Milone - L'arte di legare le persone - Pag.59-60



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