A Milano si racconta che la mattina di Sant’Ambrogio, intorno
alle dieci, tre chiavi vengano appese a un abete di fronte all’Arena di Parco
Sempione. L’abete è il più esterno dell’inizio di viale Malta. La leggenda
vuole che le tre chiavi conducano a un appartamento oltre l’Arco della Pace, in
via Eupili al civico 6/A: è una palazzina con la facciata decorata da stucchi e
la prima chiave ne apre il cancello, la seconda serve per il portone di legno,
la terza per l'abitazione all’ultimo piano. E' un appartamento curato, un salottino
con un tavolo e un divano di velluto, una libreria fornita. Un bagno con
la vasca e i sali profumati, un cucinotto con del cibo buono. C'è anche una
camera da letto con un materasso confortevole, le lenzuola nuove e tre coperte
morbide. Chiunque prenda la chiave dall'abete può rimanere nell’appartamento
fino alla mattina seguente, rispettando tre regole: stare nei tempi, non
Indagare su chi sia il proprietario, l’ospitalità è per una persona,
Quando Carlo aveva chiesto a Franco di indagare sulla leggenda era il
Sant’Ambrogio del 2005 e loro stavano aspettando in fila da Cova per ritirare
la torta con ganache di cioccolato e lamponi. Franco aveva finto di non
sentirlo, era rimasto in fila e Carlo gli aveva detto che erano le dieci e
cinque, erano ancora in tempo. ,
—- È tardi.
— Franco, dai.
Il padre di Margherita non si era mosso.
—- Franco, oh.
— Eh.
— Me l’hai detta tu questa storia.
— È una storia.
- Da chi l’hai saputa?
— A Milano si sa.
— Sei mai andato all’abete?
L’altro aveva scosso la testa e aveva rinfilato il portafoglio nel giubbotto,
era un uomo maestoso e lo aveva guardato arricciando le sopracciglia da
schnauzer. — Le donne ci aspettano con la torta.
— Quanto ci metteremo mai? Cerchiamo l’abete e torniamo qui.
Aveva controllato l'orologio, si era rimesso il cappello: -'Ndem.

Erano andati con la Toyota
Corolla e avevano impiegato venti minuti per arrivare a Parco Sempione, non
avevano trovato parcheggio e Franco aveva detto: — Vai te.
— Un genero non lascia mai il suocero.
—- Non l’hai mica ancora sposata Margherita.
— Ma sì che la sposo.
— I giùrament d’amur duren un di.
— La sposo, prima o poi la sposo.
Carlo era sceso e Franco aveva messo le quattro frecce, si erano infilati nel
parco disegnando un semicerchio sulla ghiaia di viale Malta, l’abete era il
primo e si vedeva bene dal sentiero. Le bocche fumavano per il gelo, erano arrivati
di fronte all’albero, si erano fermati. Franco si era tolto il cappello.
Carlo si era avvicinato alla corteccia: erano appese a un chiodo piantato alla
base del ramo più alto. Tre chiavi, per arrivarci bisognava che uno tirasse su
l’altro.
Anche Franco si era avvicinato.
Carlo lo guardava: — Le prendiamo, aiutami.
— Non dir niente alle donne —. Si era sfregato le mani come avesse freddo.
— Le prendiamo.
Franco aveva abbassato la testa. — Mi sun cuntèent inscî.
— Io voglio andare in via Eupili.
— Mi sun cuntèent inscî, — e si era pizzicato il naso facendo marcia indietro.
Marco Missiroli - Fedeltà - pag.201-3

Josè Pepe Mujica
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