Mi chiese qual era l’ultimo pezzo del mio puzzle: le parlai
di una cerimonia dei Kiona - il wai — che avevo visto una volta sola, quand’ero
appena arrivato, e dei miei pensieri nascenti sul travestitismo che la
caratterizzava.
Mi chiese se avessi mai parlato con loro delle mie idee.
Risi. « Cioè dovrei dire: “Nmebito, lo sai che quella notte, accogliendo il tuo
lato femminile, hai dato a questa comunità l’equilibrio spesso minacciato
dall’aggressività mascolina ipersviluppata della tua cultura? ” Intendi questo?».
« Magari una cosa del genere: “Secondo te gli uomini che diventano donne e le
donne che diventano uomini portano la felicità e la pace?” ».
« Ma loro non riflettono così ».
« Sì, invece. Riflettono su quello che hanno pescato il
giorno prima — su cosa gli ha fatto guadagnare, su dove andare a pescare
il giorno dopo. Riflettono sui figli, le mogli, i fratelli, i debiti, le
promesse ».
« Ma non ho evidenze dei Kìona che analizzano i loro rituali per capirne il
significato ».
« Sicuramente qualcuno li analizza. È che sono nati in una cultura dove non è
previsto, quindi l’impulso si indebolisce, come un muscolo che non viene usato.
Devi aiutarli a esercitarlo ».
« Tu lo fai? ».
«Non ottengo risultati in un giorno solo, ma lo faccio. Il significato è dentro
di loro, non dentro di te. Devi solo tirarlo fuori».
« Dai per scontato che abbiano capacità di analisi che non so se hanno ».
« Sono esseri umani, con menti umane perfettamente funzionanti. Non sarei qui,
se non credessi che sono umani quanto me». Ora le sue guance avevano davvero preso
un po’ di colore. «Non mi interessa la zoologia ».
Osservare osservare osservare, mi avevano sempre insegnato. Non mi avevano
detto di condividere le mie scoperte o di chiedere ai soggetti stessi di fare
un’analisi.
«Questo approccio non mette in imbarazzo il soggetto? Alterando i risultati? »
« Credo che osservare senza parlare con loro delle tue osservazioni crei
un’atmosfera di estrema artificialità. Non capiscono perché sei venuto. Se ti
apri con loro, tutti diventano più rilassati e sinceri ».
Somigliava di nuovo a un cuscus, con quel viso intenso e i grandi occhi grigi
leggermente smarriti. " Possiamo sederci a bere quel tè? ».
« Per Freud i primitivi sono come i bambini occidentali» disse quando si
sedette. « Io non sono per niente d’accordo, ma la gran parte degli antropologi
non batte ciglio, quindi mettiamo che sia così. A questo punto, la mia tesi è:
ogni bambino cerca un significato. Mi ricordo che a quattro anni ho chiesto a
mia madre, incinta: -Che senso ha tutto questo? -Tutto questo cosa?, mi ha chiesto
lei. -Tutta questa vita. Da come mi ha guardata, ricordo, ho pensato di aver
detto una cosa molto brutta. È venuta a sedersi al tavolo
vicino a me e mi ha spiegato che avevo fatto una domanda enorme, e che sarei
riuscita a trovare la risposta solo da vecchia, vecchissima. Ma si sbagliava:
quando ha portato a casa la bambina appena nata ho capito che avevo trovato il
senso. si chiamava Katìe, ma per tutti era la bambina di Nell. La mia
bambina.
L’accudivo io: le davo da mangiare, la cambiavo, la vestivo, la mettevo a letto. Poi, a nove mesi si è ammalata. Mi hanno mandata da mia zia, nel New Jersey, e quando sono tornata era morta. Non me l’hanno fatta nemmeno vedere, nemmeno toccare o tenere in braccio. Era sparita, come un tappeto, una sedia. Penso che la Vita mi abbia insegnato una buona parte di cose prima dei sei anni. Per me, il senso sono gli altri, ma gli altri possono scomparire. Immagino di non doverlo spiegare a te »
Lily King Euforia - pag.58-60
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