CONSIDERANDO CALAIS E TUTTO CIÒ CHE LO CIRCONDA
PEROU. Decreto n. 2017-01 del 1° gennaio 2017. Riguardo alle misure per contrastare le politiche di distruzione e criminalizzazione dell'ospitalità offerta ai rifugiati in Francia.
Nella Repubblica, la fraternità è al suo fondamento.
Visti gli sconvolgimenti dei tempi attuali, la prospettiva di straordinari movimenti migratori e la prossima proliferazione di "giungle" nelle pieghe e nelle fessure dei nostri territori.
Considerando che la Giungla di Calais era abitata da oltre 20.000 esuli, non vagabondi ma eroi, sopravvissuti all'inimmaginabile, armati di una speranza infinita.
Considerando che proprio qui hanno vissuto, e non sono semplicemente sopravvissuti a stento, sognatori colossali, camminatori ostinati, pionieri inesauribili, che i nostri dispositivi di controllo, le procedure carcerarie, i contenitori inabitabili hanno incessantemente cercato di distruggere, in modo che l'unico risultato sia un rifiuto umano da gestire, contare, collocare, spostare.
Considerando che Mohammed, Ahmid, Zimako, Youssef e tanti altri si sono dimostrati non poveri vagabondi, migranti vulnerabili e indigenti, ma costruttori instancabili che, nonostante il fango, nonostante tutto ciò che li terrorizzava rumorosamente, nonostante tutto ciò che li infantilizzava discretamente, hanno costruito in pochi mesi tre chiese, cinque moschee, tre scuole, un teatro, due biblioteche, un hammam, tre infermerie, cinque parrucchieri, quarantotto ristoranti, quarantaquattro negozi di alimentari, sette panifici, quattro locali notturni, immense prove di umanità ridotte al rango di aneddoti nella storia ufficiale della "crisi migratoria".
Considerando che a una buona distanza dal centro storico di Calais, le persone hanno vissuto, cucinato, ballato, fatto l'amore, fatto politica, parlato più di venti lingue, cantato di speranza e di dolore, riso e pianto, letto e scritto, ciò contraddice brillantemente le innumerevoli testimonianze con cui le persone indignate ed esasperate non hanno smesso di inebriarsi, assetate di immagini di disastro, piene di lamentele, disgustate da tutto ciò che in dissenso poteva essere inventato, creato, affermato.
Considerando che tra l'autostrada e il lungomare, ciascuna delle abitazioni costruite, erette, allungate, piantate recava l'impronta di una mano attenta, di un gesto premuroso, forse di una parola liturgica, indubbiamente della speranza di un giorno migliore, e si rivelava così una scrittura fin troppo erudita per i testimoni certificati i cui occhi registravano solo sporcizia e fogne, le cui bocche rigettavano solo le parole "vergogna" e "indignità".
Considerando che per un anno, in città come nella baraccopoli, centinaia di britannici, belgi, olandesi, tedeschi, italiani, greci e francesi hanno costruito quotidianamente più di quanto fosse ragionevole, distribuito cibo e vestiti, organizzato concerti e spettacoli teatrali, creato radio e giornali, fornito consulenza legale e assistenza medica e, la sera, occupato le decine di letti dell'Ostello della Gioventù di Calais, un luogo di solidarietà attiva forse unico al mondo, un centro d'Europa se mai ce n'è stato uno.
Considerando che prima di questi mesi ufficialmente bui, le associazioni locali non avevano mai ricevuto tante donazioni e offerte di volontariato, e che durante questi mesi davvero straordinari la favola dell'esasperazione collettiva, della xenofobia diffusa e della violenza a Calais, che è stata sovra-mediatizzata, è stata tuttavia costantemente riprodotta, non ha smesso di riprodursi, deturpando la città tanto quanto i chilometri di filo spinato l'hanno sfigurata.
Considerando che Calais era, di fatto , una città globale, l'avanguardia di un'urbanità del XXI secolo la cui negazione, attraverso la forza di brutali politiche pubbliche, ha dimostrato una criminale cecità verso i mondi a venire, un irresponsabile disprezzo per le forme contemporanee di ospitalità che migliaia di persone anonime hanno rischiato.
Considerando che, in seguito alla demolizione di questa potenziale città e alla rimozione dei suoi costruttori, il Comune, la Regione e lo Stato hanno pianificato congiuntamente l'apertura a Calais di un parco divertimenti chiamato "Heroic Land", un'urbanizzazione artificiale di 40 ettari dedicata agli eroi dei videogiochi, un'inimmaginabile città fantasma dal costo di 275 milioni di euro, un monumento alla volgarità delle politiche pubbliche contemporanee.
Considerando che tutto ciò che ha creato ed è stata la Giungla non scomparirà, né per la forza della violenza legale dispiegata ai margini delle nostre città come se lì si organizzassero alcune bande di criminali, né per l'effetto di attrazioni di ogni genere create per intorpidire le menti e distogliere l'attenzione, né per la grazia di astratte soluzioni di "alloggio per tutti", i cui container, centri e altri campi ufficiali, dal costo di diversi milioni di euro, rivelano, in modo sconcertante, la natura di un vicolo cieco.
Considerando che la negligenza degli attori pubblici odierni e l'insensatezza delle loro soluzioni sono talmente vaste che domani la giungla di Calais si reinventerà cento volte, in Francia come in Europa, e che per l'invenzione di politiche pubbliche serie, finalmente, l'unico tesoro pubblico rimarrà il frutto di ciò che calaisiani ed esuli hanno coltivato instancabilmente per mesi, ovvero ciò che ci unisce.
Dichiara:
- 1: Che la distruzione della Giungla di Calais debba essere registrata nelle pagine della storia francese contemporanea come un atto di guerra condotto non solo contro gli edifici, ma anche contro uomini, donne, bambini, sogni, canzoni, storie, non solo contro una baraccopoli, ma contro ciò che nel 2016 rendeva Calais una città.
- 2: Che impedire che tali operazioni di annientamento si ripetano richiede di resistere alla negazione della realtà, contraddicendo le favole mortali dei professionisti della lamentela e dei promotori dell'esasperazione, esaltando la bellezza dei costruttori di confini, rendendo celebri i loro gesti di ospitalità, dimostrandosi più attenti al respiro secolare che li anima e alle promesse del futuro che tracciano.
- 3: Agire di fronte a tali situazioni globali, che si moltiplicheranno domani, richiede di amplificare i gesti creativi degli esuli e dei loro ospitanti, costruendo sulla loro scia palazzi che offrano rifugio di diritti e gioia, inventando nella loro estensione gli alti luoghi di una fraternità riconquistata, rischiando sotto la loro influenza altre forme di scrittura politica dell'ospitalità, di ciò che abbiamo in comune, della nostra Repubblica.
Sebastien Thiery fondatore nel 2012 con Gilles Clement del PEROU (Pôle d'Exploration des Ressources Urbaines, Polo di Esplorazione delle Risorse Urbane)













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