
È strano, possiede carisma, è uno di quegli uomini, pensava
Croce una volta in strada, che puntano l’attenzione su qualcuno e lo avvolgono
con un’indimenticabile sensazione di intimità ma poi, quando hanno ottenuto
quello che volevano, abbandonano l’interlocutore e se ne dimenticano
all’istante, come se neanche lo conoscessero, e rivolgono il proprio interesse
– il calore umano, la simpatia – su un’altra cosa – una persona, un cane, un
disegno – qualunque sia – perfino una pietra – per catturarla e sedurla.
Proprio così, diceva tra sé, anche se è un semplice oggetto, lo fanno
ugualmente sentire unico e insostituibile. Ecco perché la gente li segue,
perché per un istante eterno fanno in modo che uno si senta colmo di vita.

Sono
l’esatto contrario di me, pensò con una strana torsione sintattica che tradiva
la sua malinconia, che sono sempre distratto e distante come se ci fosse una
lastra di vetro a separarmi dal mondo reale e quando mi interesso a qualcuno è
soltanto per interrogarlo, per sapere cosa pensi o cosa abbia fatto. Intanto,
gli uomini come l’Astrologo vogliono parlare solo loro, dire la propria senza
ascoltare gli altri, rifletteva camminando tra i moli deserti del porto; io,
invece, non ho mai niente da dire a nessuno.
Riccardo Piglia - I casi del commissario Croce - pag.54