mercoledì 27 luglio 2022


L’acqua è insegnata dalla sete.

La terra, dagli oceani attraversati.

La gioia, dal dolore.

La pace, dai racconti di guerra.

L’amore, da un’impronta di memoria.

Gli uccelli, dalla neve.

-E. Dickinson

opere di Kenny Random
 

 L'idea di un architetto iraniano per preservare i pinguini e i ghiacci  dell'Antartide dal cambiamento climatico | Ohga!

 Scriverò solo con la punta dell'iceberg fino allo scioglimento dei ghiacci, quindi non credo che mi resti molto tempo. 

Alessandro Bergonzoni - da il Venerdì del 14-1-2022

 

domenica 17 luglio 2022

- Vorrei invitarvi ad alzare tutti un braccio, - dice quando prende il microfono, - e a tenere il palmo della mano aperto -. Mostra come fare e la piazza intera, insieme a lei, alza un braccio verso l'alto. - Chiudete un dito ogni volta che una delle frasi che dico ha a che fare con voi, se avete vissuto quella situazione almeno una volta, okay? -

 Milano, la marcia contro il razzismo 'People, prima le persone' -  Primopiano - Ansa.it

La folla sembra aver capito, la gente annuisce. - Abbassa un dito se almeno una volta nella vita hai sentito che la gente conoscesse la tua storia solo perché conosceva il colore della tua pelle. Se ti hanno detto che in questo Paese non dovevi starci, che dovevi tornartene da dov'eri venuto perché quelli come te, qui, non sono i benvenuti -. Tutti i ragazzi e le ragazze nere presenti abbassano un dito.

- Abbassa un dito se hai avuto il cuore in gola passando di fronte alle forze dell' ordine perché, anche sapendo di non aver fatto nulla di male, i loro occhi erano puntati su di te. Abbassalo se ti hanno sempre chiesto il permesso di soggiorno e mai... - insiste su quella parola, dandole il tempo di sedimentarsi, - ... mai i documenti. Perché la tua pelle dice che se sei qui, o sei un irregolare o hai un permesso di soggiorno. Nessuno si aspetta che tu sia italiano -. Tantissimi abbassano un altro dito. - Abbassa un dito se ti sei sentita oggetto degli occhi degli uomini che ti guardavano come qualcosa di esotico, come una fantasia. Se ti hanno vista e hanno pensato che con te avrebbero scopato volentieri perché sai di selvaggia, - aggiunge con cattiveria. - Abbassa un dito se sei stanco di non trovare casa perché non affittano a quelli come te, «perché non pagate». E quelli come te non li prendono a lavorare, soprattutto a contatto col pubblico perché alla gente potrebbe dare fastidio essere serviti da quelli come te -. Manca un solo dito. - Abbassa un dito se hai mai avuto paura di poter morire di razzismo, di poter morire perché quello che sei fuori ha dato il diritto agli altri di spegnere ciò che sei dentro -.

- Io qui sono rimasta senza dita! - grida Fatima agitando il pugno nella sua direzione.

 La piazza di chi prende la parola contro il razzismo - Annalisa Camilli -  Internazionale

- Se avete ancora su tutte le dita, sappiate che quello è il vostro privilegio bianco. E no, non è una vostra colpa, - chiarisce Sabrina. - Ma lo diventerà nel momento in cui ignorerete ciò che succede al ragazzo col pugno chiuso al vostro fianco.

Sabrina Efionayi - Addio, a domani - Pag.179-180

Non so perché sei andata via senza dire niente. So perché lo hai fatto, quello sí. So la stanchezza e l'orrore che ti sei portata addosso per anni e che hai provato a ignorare. So che vedevi che quell'incubo non aveva fine, che quel cammino che stavi affrontando non ti portava da nessuna parte, che i soldi che dovevi a Joy diventavano sempre di piú. Ma perché sei andata via senza dirlo? O per lo meno: senza dire niente a noi.

 Sabrina Efionayi e le due due madri - I Figli di Enea | Radio 24

La tua pelle è nera come i tronchi degli alberi dove da piccola cercavo rifugio, alberi che mi ricordano te, alti, forti, alberi che il vento non avrebbe fatto crollare. E forse, crederti cosí alta e cosí forte è stata una delle ragioni che ti ha fatto crollare negli anni. Perché nessun albero resta in piedi per sempre. Perché anche quelli piú belli e piú forti, sotto le mani avide dell'uomo, rovinano a terra.

Non ce l'ho con te per essere caduta, non ce l'ho mai avuta con te per essertene andata. Non mi hai mai lasciato da sola, mi hai lasciato con una famiglia che avrebbe potuto darmi la stabilità e le certezze che tu non avevi. E lo sapevi, mamma. Sapevi che quello era giusto per me, che Antonietta mi voleva bene e io ne volevo a lei, che non avevi messo nessuna firma da nessuna parte per lasciarmi lí e quindi niente e nessuno ci avrebbe divise. Sapevi che saresti tornata quando saresti stata bene, quando avresti potuto offrirmi molto di piú di un abbraccio e di un peluche. Quello che non capisco è perché non l'hai detto.

 Sabrina Efionayi, un libro per raccontare come ha sfidato i pregiudizi: una  madre nigeriana e una di Castel Volturno

Lasciarmi lí, tra le braccia calde e amorevoli di Antonietta e la sicurezza di quel tetto costruito da Nando, è stata una richiesta d'aiuto per me, non per te. E quando sei andata via, quando non ti sei voltata, quando sei salita in auto con quell'uomo e poi su un treno per Firenze, avresti invece potuto chiedere aiuto per te. Dire cosa stava succedendo. Non lo hai fatto. Sei andata via e non lo hai fatto. Hai preferito non chiedere niente.

Se ti fosse passata per la testa l'idea di non portare avanti la gravidanza, anche per un minuto, io ti avrei perdonata. Se lo hai fatto, mamma, ti perdono. Perché la scelta era tua e di nessun altro, perché sul tuo corpo per troppo tempo non hai potuto prendere nessuna decisione. Hanno sempre scelto gli altri. Hanno sempre scelto come e dove toccarti, cosa dovessi indossare, se stavi mangiando troppo. Ti hanno detto, per anni, che il tuo corpo era sbagliato. E quando sei rimasta incinta ti hanno detto che dovevi abortire, che non potevi decidere nemmeno se tuo figlio dovesse venire al mondo o no.

Ma io sono qui. Sono felice di essere qui e di essere viva pur sapendo cosa ti è costato, pur conoscendo le sofferenze che sono venute con la mia nascita. So che quelle sofferenze non te le sei meritate e ti avrei capita se avessi voluto mollare tutto. Ma hai deciso che tu, alla tua prima figlia, non avresti rinunciato per niente al mondo anche se farmi nascere ti ha tolto la certezza di tenere al sicuro la tua famiglia in Nigeria, ti ha tolto la persona che speravi essere l'amore della tua vita, ti ha tolto per giorni il diritto al cibo perché Joy non voleva sfamarti se non lavoravi, ti ha tolto la dignità quando i tuoi clienti capivano che eri incinta, e, infine, ti ha tolto l'amore e la speranza negli altri. La tua vita non è stata piú la stessa da quando hai messo piede in Italia ed è cambiata ancora una volta quando sono nata io. E mi hai sempre detto fino allo sfinimento che sono la cosa piú bella che ti sia mai capitata e che senza di me nulla avrebbe senso.

E io ti credo, mamma, ti ho sempre creduta quando hai detto di amarmi. Quando ero piccola e Joy mi ha detto che mi avevi abbandonata, che ero rimasta senza una madre, io guardavo Antonietta e pensavo che si sbagliava perché la mia mamma era lí con me. Dormivamo nello stesso letto e Antonietta mi abbracciava, mi teneva stretta al petto e mi accarezzava i capelli. Non ho mai dormito senza una madre.

 Mia madre nigeriana mi consegnò alla vicina quando avevo 11 giorni». Sabrina  Efionayi, una storia italiana- Corriere.it

Mamma, quando sei andata via mi hai lasciata con una madre. E questo non lo dimenticherò, non importa quello che dicono gli altri. Io e te sappiamo che hai continuato ad amarmi anche quando ti sei accorta che amavo Antonietta piú di te. Perché il tuo sangue è il mio e se quando veniva fuori dalle ferite sulle ginocchia c'era Antonietta a pulirlo via, be', di questo nessuno ha colpa.

Sabrina Efionayi - Addio, a domani - Pag.88-90