venerdì 27 marzo 2026

Morire di rabbia - Il Tascabile

«Poi ho capito che i giudizi sono come cani idrofobi. 

 Salvini e il legame con Vance e Musk che avrebbe irritato Meloni, il post  in codice di Stroppa e le smentite

Prima di togliere il guinzaglio e farli mordere, ci devi pensare bene, perché infettano e non si può tornare indietro».

Antonio Manzini - Elp - Pag.55 


sfondo del cielo azzurro naturale con bellissime nuvole bianche 2548270  Stock Photo su Vecteezy 

Le nuvole in alto erano poche e bianche, innocenti batuffoli ciccioni di panna che veniva voglia di mordere. 

Antonio Manzini - Elp - Pag.238 

 

domenica 22 marzo 2026

 Amore per gli animali e voglia di leggere

Vivere con lucidità una vita semplice, silenziosa, discreta, tra libri intelligenti, amando poche persone.

Gomez Davila in Marco Filoni - Inciampi. Storie di libri, parole e scaffali - pag.34 

 

 Nicolás Gómez Dávila - Marcello Veneziani

 Gómez Dávila aveva la maledetta ambizione di mettere sempre un libro intero in una pagina, una pagina intera in una frase e questa frase in una parola. I suoi frammenti sono fatti della stessa pasta della poesia; la frase deve avere (e gli riesce sempre) «la durezza della pietra e il tremolio delle foglie», per dirla con le sue parole.

opera di Georges Seurat

Per questo è considerato un maestro dell'aforisma, anche se lui stesso ha sempre negato che le sue annotazioni appartengano a questo genere: piuttosto, scrive, i suoi «sono tocchi cromatici di una composizione pointilliste». E il motivo di questa scelta la spiega lui stesso: «L'esposizione didattica, il trattato, il libro si addicono soltanto a chi sia pervenuto a conclusioni che lo soddisfano. Un pensiero vacillante, pieno di contraddizioni, che viaggia senza comodità nel vagone di una dialettica disorientata, tollera appena la nota, perché gli serve da punto di appoggio transitorio».

 Frammenti di una storia presente - EuroNomade

Ecco perché, continua Gomez Dávila, le mie frasi «le proclamo di importanza nulla e, per questo, sono note, glosse, scolii, voglio dire: l'espressione verbale più discreta e più vicina al silenzio».

[...]

Di fronte ai volumoni degli altri autori e filosofi suoi contemporanei Gómez Dávila è sprezzante: la loro prolissità li rende "incontinenti", il loro «non è un eccesso di parole, ma una carenza di idee».

 Frammenti - RaiPlay

Al contrario, scrive ancora, lo scritto frammentario «si fa poesia nel momento in cui ci obbliga a completare le sue curve mutile». Ma la scelta del frammento non è soltanto di ordine estetico, ovvero per la necessità di far rientrare le sue frasi nel registro della pura bellezza. La sua è prima ancora un'opzione filosofica: l'enunciazione secca, diretta delle idee obbliga al "pensiero onesto", senza reticenze e nascondimenti.

 Nicolas Gomez Davila (1) – Racconticon | Portatori di storie

Afferma che «il discorso continuo tende a occultare le rotture dell'essere», mentre «ciò che non è frammento è inganno». Anche perché, come scrive in una meravigliosa sentenza, «tra poche parole è difficile nascondersi come tra pochi alberi».

Marco Filoni - Inciampi. Storie di libri, parole e scaffali - pag.34-5-6

lunedì 9 febbraio 2026

 

Stephanie fece un lungo respiro per calmarsi. “Tu che programmi hai, Jules?”

“Te l'ho detto, voglio venire con te da questo...”

“Intendo cosa pensi di fare”.

Ci fu un lungo silenzio. Poi Jules disse: “Non ne ho idea”.

HD hudson river park wallpapers | Peakpx 

Stephanie lo guardò. Avevano imboccato la Henry Hudson Parkway, e Jules stava guardando il fiume, il viso svuotato di ogni energia e speranza. Sentì una fitta di paura stringerle il cuore. “Quando sei arrivato a New York”, disse, “tanti anni fa, eri pieno di idee”.

Jules sbuffò sarcastico. “Chi non lo è, a ventiquattro anni?”

“Avevi una direzione?”

Si era laureato alla University of Michigan un paio di anni prima. Una delle ragazze con cui Stephanie divideva l'appartamento il primo anno alla NYU aveva lasciato gli studi per curarsi l'anoressia, e per tre mesi Jules aveva occupato la sua stanza, vagando per la città armato di bloc-notes, imbucandosi alle feste della Paris Review. Al ritorno dell'anoressica, si era già trovato un lavoro a Harper's Magazine, un appartamento tra l'Ottantesima e York Avenue e tre coinquilini, due dei quali ora dirigevano riviste. Il terzo aveva vinto un Pulitzer.

“Io non capisco, Jules”, disse Stephanie. “Non capisco cosa ti è successo”.

Jules continuò a fissare lo skyline luccicante di Lower Manhattan come se niente fosse. “Sono come l'America”, disse poi.

 USA: il fronte interno - RSI

Stephanie si voltò di scatto, spaventata “Ma che dici?”, gli chiese. “Le medicine le stai prendendo?”

“Abbiamo le mani sporche”, disse Jules. 

Jennifer Egan - Il tempo è un bastardo - pag.154-155