Visualizzazione post con etichetta esperienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esperienza. Mostra tutti i post

mercoledì 29 luglio 2026

 

 

Pensiamo a quei bambini che hanno vissuto, che ancora vivono tutto questo. Hanno conosciuto la violenza del mondo che li rifiuta. Attraverso i loro genitori, hanno conosciuto la violenza dell'energia vitale che si ribella all'estinzione, e che li allaccia alla sola preoccupazione di vivere. Hanno conosciuto il «dare-tutto» e il «tentare-tutto» di un salto nell'ignoto. 
Di campo in campo, di muro in filo spinato, hanno conosciuto l'ebbrezza e la morte, l'asfissia e l'ossigeno, tutte le sfumature del caldo e del freddo. Hanno visto piangere quelli che li soccorrevano, cosi come hanno visto occhi di ghiaccio, Hanno conosciuto un'altra maniera di vivere e di abitare il mondo.

Quello per cui li dobbiamo compiangere è la nostra stessa miseria con cui abbiamo tentato di negare la loro esistenza, di tollerare la loro morte. Quello per cui li dobbiamo invidiare è ciò che ormai leggono nel mondo e che il mondo legge in loro, vale a dire: ciò che noi non sappiamo più del mondo e che il mondo non può più leggere in noi.

Patrick Chamoiseau - Fratelli migranti - pag.99

 

 

sabato 11 luglio 2026

Nel discorso pronunciato in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree all'Università del Michigan, Ann Arbor, nell'anno 1988, così diceva il poeta russo esule in America ai suoi studenti: «Cercate di costruire e curare il vostro vocabolario allo stesso modo in cui curerete il vostro conto in banca. Prestategli molta attenzione, cercando di incrementare le entrate. Lo scopo non è di accrescere la vostra eloquenza in camera da letto o il vostro successo professionale -anche se queste, pure, possono essere le conseguenze - né di trasformarvi in sofisticati salottieri.

Lo scopo è di consentirvi di esprimere voi stessi con la maggiore completezza e precisione possibili; in una parola, lo scopo è il vostro equilibrio. Perché l'accumulazione di cose non sillabate, non correttamente articolate, può sfociare nella nevrosi. Ogni giorno, molto accade nella nostra psiche; il modo in cui ci esprimiamo, però, spesso rimane invariato. L'articolazione verbale arranca dietro all'esperienza. Questo non si addice alla psiche.
 

Josip Brodskij

I sentimenti, le sfumature, i pensieri, le percezioni che rimangono senza nome, incapaci di trovare voce e insoddisfatti delle approssimazioni, si accumulano nell'individuo, repressi, e possono portare a un'esplosione, o implosione, psicologica». 

Franco Marcoaldi - Cani sciolti pag. 84-5