Pensiamo a quei bambini che hanno vissuto, che ancora vivono tutto questo. Hanno conosciuto la violenza del mondo che li rifiuta. Attraverso i loro genitori, hanno conosciuto la violenza dell'energia vitale che si ribella all'estinzione, e che li allaccia alla sola preoccupazione di vivere. Hanno conosciuto il «dare-tutto» e il «tentare-tutto» di un salto nell'ignoto. Di campo in campo, di muro in filo spinato, hanno conosciuto l'ebbrezza e la morte, l'asfissia e l'ossigeno, tutte le sfumature del caldo e del freddo. Hanno visto piangere quelli che li soccorrevano, cosi come hanno visto occhi di ghiaccio, Hanno conosciuto un'altra maniera di vivere e di abitare il mondo.
Quello per cui li dobbiamo compiangere è la nostra stessa miseria con cui abbiamo tentato di negare la loro esistenza, di tollerare la loro morte. Quello per cui li dobbiamo invidiare è ciò che ormai leggono nel mondo e che il mondo legge in loro, vale a dire: ciò che noi non sappiamo più del mondo e che il mondo non può più leggere in noi.
Patrick Chamoiseau - Fratelli migranti - pag.99





