domenica 22 marzo 2026

 Nicolás Gómez Dávila - Marcello Veneziani

 Gómez Dávila aveva la maledetta ambizione di mettere sempre un libro intero in una pagina, una pagina intera in una frase e questa frase in una parola. I suoi frammenti sono fatti della stessa pasta della poesia; la frase deve avere (e gli riesce sempre) «la durezza della pietra e il tremolio delle foglie», per dirla con le sue parole.

opera di Georges Seurat

Per questo è considerato un maestro dell'aforisma, anche se lui stesso ha sempre negato che le sue annotazioni appartengano a questo genere: piuttosto, scrive, i suoi «sono tocchi cromatici di una composizione pointilliste». E il motivo di questa scelta la spiega lui stesso: «L'esposizione didattica, il trattato, il libro si addicono soltanto a chi sia pervenuto a conclusioni che lo soddisfano. Un pensiero vacillante, pieno di contraddizioni, che viaggia senza comodità nel vagone di una dialettica disorientata, tollera appena la nota, perché gli serve da punto di appoggio transitorio».

 Frammenti di una storia presente - EuroNomade

Ecco perché, continua Gomez Dávila, le mie frasi «le proclamo di importanza nulla e, per questo, sono note, glosse, scolii, voglio dire: l'espressione verbale più discreta e più vicina al silenzio».

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Di fronte ai volumoni degli altri autori e filosofi suoi contemporanei Gómez Dávila è sprezzante: la loro prolissità li rende "incontinenti", il loro «non è un eccesso di parole, ma una carenza di idee».

 Frammenti - RaiPlay

Al contrario, scrive ancora, lo scritto frammentario «si fa poesia nel momento in cui ci obbliga a completare le sue curve mutile». Ma la scelta del frammento non è soltanto di ordine estetico, ovvero per la necessità di far rientrare le sue frasi nel registro della pura bellezza. La sua è prima ancora un'opzione filosofica: l'enunciazione secca, diretta delle idee obbliga al "pensiero onesto", senza reticenze e nascondimenti.

 Nicolas Gomez Davila (1) – Racconticon | Portatori di storie

Afferma che «il discorso continuo tende a occultare le rotture dell'essere», mentre «ciò che non è frammento è inganno». Anche perché, come scrive in una meravigliosa sentenza, «tra poche parole è difficile nascondersi come tra pochi alberi».

Marco Filoni - Inciampi. Storie di libri, parole e scaffali - pag.34-5-6

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