Sento la voce di Attilio vicina al mio orecchio, ha fatto
così piano ad alzarsi a sedere che non l’ho neanche sentito, sento la sua
voce e la sua mano pesante sulla mia spalla.
“Adesso viene su, sta attento, adesso viene su, grande, che è grandissimo,
eccolo, guarda.

Tutto rosso, guarda, e mi vien voglia di prendere carretto e cavalla e correre in mezzo ai campi ed andarci fin sotto, sapessi come mi vien voglia, ogni mattina. Ma non posso e allora mi cavo il cappello e gli faccio tanto di riverenza, sicuro, così.

Riverisco il sole, non si può mica star lì come tonti davanti ad un affare del genere, anche se succede ogni mattina, non è mica sempre lo stesso. Che cosa me ne faccio io degli occhi e delle mani senza quello. Guarda la cavalla, lo ha visto anche lei e adesso si sente più fresca e corre di più. Guarda, ma guarda, che affare! Se sono a casa a letto, apro le finestre, mi stringo la mia donna e le metto dentro un figlio guardandolo che si fa sempre più tondo. Come adesso vedi? Tante volte ti sembra piatto, tante volte ti sembra una palla e chi lo tira su? Si tira su da sè ogni mattina e non ha da dir grazie a nessuno se la fatica l'ha fatta lui, ma le capisci queste cose, non sei mica un bambino da latte.
Goffredo Parise - I movimenti remoti - pag. 62
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