La varietà dei suoi temi è impressionante: il giocattolo, il romanzo giallo, la letteratura francese e non solo, il dramma barocco tedesco, l’arte di Klee, la radio, la fotografia, la droga, Parigi; su tutto mostrava uguale competenza, e tutto nelle sue mani si beniaminizzava, acquistando valore e densità, fino ad apparire complesso, a risaltare sul comune fondo di una cultura sempre più conformista, cui il suo stile teso e spesso difficile si contrapponeva di per sé con forza di oggetto inconquistabile. Lavorava contemporaneamente a più progetti, e il progetto è certamente la sua "forma" più tipica.
I suoi capolavori sono libri mai compiuti, come quello sui passages di Parigi, di cui resta un. monumentale abbozzo.
Vista dall’alto, tanta opera disegna un paesaggio di
approssimazioni, che non sono fallimenti, ma esempi di una nuova rinnovante
vitalità e bellezza.
Benjamin insegna a guardare dove l’occhio e l’attenzione meno si provano, a riconoscere la salvezza di una totalità nel residuo, a trasmettere nonostante, anzi proprio in virtù della decurtazione e della costrizione. L’aneddoto vale per la storia; la traduzione per una lingua assoluta e comune. Quello che sembra perdita è sopravvivenza, nel dettaglio di una fotografia sta depositato un tempo.
Benjamin insegna a guardare dove l’occhio e l’attenzione meno si provano, a riconoscere la salvezza di una totalità nel residuo, a trasmettere nonostante, anzi proprio in virtù della decurtazione e della costrizione. L’aneddoto vale per la storia; la traduzione per una lingua assoluta e comune. Quello che sembra perdita è sopravvivenza, nel dettaglio di una fotografia sta depositato un tempo.
Nicola Gardini - Il Sole 24 ore 11-1-2015


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