venerdì 24 aprile 2020


“No. No, Olive. E' che ce ne stavamo lì seduti e fingevamo che saremmo andati da qualche parte, noi due insieme”. Marlene scuote la testa. “Anche dopo che il dottor Stanley ci aveva spiegato la situazione, sfogliavamo quei volantini e parlavamo dei viaggi che avremmo fatto quando lui si fosse ripreso”. Si strofina il viso con entrambe le mani. “Mio Dio, Olive”. Marlene si ferma a osservare il coltello che Olive tiene in mano. “Mio Dio, Olive. Sono così imbarazzata”. E lo sembra davvero: le guance le si coprono di un rosa intenso, e poi di un rosso vivido.                              



   “Non ce n'e bisogno”, le dice Olive. “Tutti noi, a un certo punto, abbiamo voglia di uccidere qualcuno”. E’  pronta a snocciolarglielo subito, se Marlene ha voglia di ascoltare, l'elenco delle persone che lei stessa vorrebbe uccidere.                         

Ma Marlene risponde: “No, non per quello. Non per quello. Perché me ne stavo lì seduta con lui a pianificare tutti quei viaggi”. Strappa il fazzoletto di carta, ormai ridotto a brandelli. “Mio Dio, Olive. Era come se ci credessimo. E lui era lì, che perdeva peso, così debole...  “Marlene, porta qui il cestino da viaggio”, diceva, e io glielo portavo. Mi imbarazza talmente, adesso, Olive”.                                            
Un'innocente, pensa Olive, fissando quella donna. Una vera innocente. Non se ne trovano più.         
Perbacco, non se ne trovano più.


Frances McDormand interprete film - Olive Kitteridge
(...)
Olive vorrebbe posare una mano sulla testa di Marlene, ma non è il genere di cose in cui lei è particolarmente abile. Perciò si avvicina alla sedia su cui è seduta la donna e guarda fuori dalla finestra, verso la spiaggia, ampia ora che la marea si è quasi ritirata. Pensa a Eddie junior laggiù che tira i sassi nell'acqua, e può solo ricordare quando anche lei si sentiva così, abbastanza giovane da raccogliere un sasso e scagliarlo in mare con forza; abbastanza giovane per farlo, per tirare quel maledetto sasso.
Elisabeth Strout - Olive Kitteridge - pag. 256-6

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