martedì 8 gennaio 2013

opera di Vermeer



La Veduta di Delft è uno specchio in cui la città si specchia per cogliere, non il riflesso della propria bellezza, ma quello, infinito, dell’invisibile.                                       
La Veduta di Delft è un silenzio in cui la città tace per ascoltare, non il suo proprio rumore intessuto d’oro, di stoffe, di vento marino, di gridi d’uccelli, di voci umane, ma il canto lontano che sale dai confini del mare e del cielo, dalla bocca dei morti e dal sogno ordito dai vivi che vegliano nel mistero del mondo.
La Veduta di Delft è un viaggio nell’immensità racchiusa al fondo dell’apparenza, una lenta deriva nella corrente dell'immobilità, un imbarcarsi dell’istante per l’assoluto e l’eternità.
È una visione; la più intensa delle visioni: quella delle leggi sconosciute che ciascuno trova iscritte dentro di sé, delle quali ciascuno può percepire dentro di sé l’appello lancinante. Leggi di pura luce, verso le quali poco a poco ci incammina il paziente lavoro dello sguardo e dell’udito, del pensiero, del cuore, del sogno e dell’attesa.     
La Veduta di Delft dorme sotto le palpebre della giovane donna assopita.
Lo straordinario non cessa di cominciare, e l’invisibile di apparire. E le leggi di richiamare i viventi a una maggiore vigilanza, a una maggiore rettitudine, ad una maggiore giustizia. È per questo, forse, che nessuno è morto per sempre.
Silvie Germain - Vermeer - pag.56-57

Nessun commento: